Richiedi un preventivo gratuito e/o ulteriori informazioni sulla calibrazione del colore: info@elaborazionigrafiche.it

Gli esseri umani, quindi, vedono frequenze di luce e sono in grado di percepirne le variazioni in senso cromatico. La volontà dell’uomo di esprimere la sua creatività attraverso la pigmentazione di un segno grafico o la tinteggiatura di una stoffa, lo ha portato fin dall’antichità a studiare tecniche di colorazione sempre più raffinate e - nell’era moderna - con maggiore rigore scientifico.

Attualmente, quando si parla di stampa o di fotografia, c’è un computer e, tra questo e il suo utilizzatore, c’è il monitor e tutta una serie di incertezze o problematiche, che riguardano la fedeltà del colore, la sua resa sulle diverse periferiche e la certificazione di un processo di trattamento dell’immagine oggettivo, ma allo stesso tempo personalizzato per la propria dotazione hardware e software.

Colore digitale,

fedele e reale.

Modelli di rappresentazione del colore

Abbiamo detto che vediamo i colori grazie alla nostra capacità percettive ed alla presenza della luce, la quale - quando è molto intensa - può essere BIANCA; mentre - quando è assente - abbiamo il buio in cui, per noi esseri umani, gli oggetti continuano ad esistere, ma in parte: la loro forma, collocazione e materiale possono essere desunti empiricamente con il tatto, l’olfatto, il gusto e l’udito, ma alla vista sono solo ombre, se la luce è minima, o addirittura sono impercettibili, in caso di buio [NERO].

Scomponendo la luce nell’intervallo tra il nero ed il bianco con un ipotetico prisma, otteniamo i tre colori primari rosso, verde e blu, che compongono il modello colore RGB, su cui si basano tutte le apparecchiature digitali.

Tutte, eccetto le stampanti (anche analogiche), che si basano sul modello CMY, ovvero ciano, magenta e giallo, che sono gli opposti complementari dei colori del primo modello.

Solo che questi ultimi, addizionati per ottenere il nero, rendono un tono marrone molto scuro, ma che nero non è, quindi si aggiunge un inchiostro nero e il modello diventa CMYK. In stampa, infatti, si definisce appunto “compensazione del nero” questa mancanza di corrispondenza cromatica dei soli colori senza il nero.

I software professionali di grafica e fotografia tengono conto di questi ed altri modelli.

Il problema della fedeltà cromatica, quindi, è in realtà duplice: da un lato, deve armonizzare la rappresentazione RGB tra fotocamera, monitor del computer, software, scanner; dall’altro, deve poi gestire la conversione dal modello RGB a quello CMYK, per non parlare di quando la stampa è in più di quattro colori (pentacromia, esacromia, optocromia).

Per fare questa conversione tra modelli, utilizziamo comunque prima il computer, il quale gestisce i modelli RGB e CMY basato su file che descrivono dei profili di rappresentazione delle periferiche, detti profili ICC (Attualmente, lo standard ICC è alla versione 4 e così è utilizzato in ogni Mac, mentre nei pc basati su Windows lo standard è rimasto fermo alla versione 2.1). Per farla breve, al fine di gestire al meglio il colore, ogni periferica deve essere prima linearizzata in base al modello colore seguito, poi calibrata con un densitometro e dal cui software venga fuori un file ICC per rendere tale periferica profilata.


Tutti i professionisti delle arti grafiche e fotografiche, oggi, devono fare i conti anche con i computer, ma spesso le conoscenze tecniche che sostengono un corretto flusso di lavoro con le apparecchiature digitali non sono alla portata di tutti o, quantomeno, non sono ben chiare.

Il nostro servizio consiste nel fornire al cliente non solo la calibrazione delle proprie periferiche e la loro profilazione, ma anche l’indicazione di un corretto flusso di lavoro lungo l’iter della creazione delle immagini digitali.

FOTOGRAFIAdigicolor_foto.htmldigicolor_foto.htmlshapeimage_4_link_0
GRAFICAdigicolor_grafica.htmldigicolor_grafica.htmlshapeimage_5_link_0
TIPO-LITOGRAFIAdigicolor_tipolito.htmldigicolor_tipolito.htmlshapeimage_6_link_0
CENTRI STAMPAdigicolor_printpoint.htmldigicolor_printpoint.htmlshapeimage_7_link_0
VIDEO MAKERdigicolor_videomaker.htmldigicolor_videomaker.htmlshapeimage_8_link_0
RIVENDITORIshapeimage_9_link_0
FOTOGRAFIAdigicolor_foto.htmldigicolor_foto.htmlshapeimage_10_link_0
GRAFICAdigicolor_grafica.htmldigicolor_grafica.htmlshapeimage_11_link_0
TIPO-LITOGRAFIAdigicolor_tipolito.htmldigicolor_tipolito.htmlshapeimage_12_link_0
CENTRI STAMPAdigicolor_printpoint.htmldigicolor_printpoint.htmlshapeimage_13_link_0
VIDEO MAKERdigicolor_videomaker.htmldigicolor_videomaker.htmlshapeimage_14_link_0
RIVENDITORIshapeimage_15_link_0

Il colore non esiste
Cominciamo con un’affermazione che lascia sempre un po’ tutti stupiti: in natura, il colore - in senso proprio - non esiste. Eppure siamo abituati, anche in ambito scientifico, a riferirci a sostanze e materie di un dato colore, come se questa costituente fosse assoluta e intrinseca dell’oggetto in esame.

In realtà, volendo spiegare in pochissime e semplici parole quello che accade, possiamo riassumere il fenomeno “colore” dicendo che la costituzione della materia di un oggetto riflette e/o assorbe determinate frequenze di luce: quelle riflesse sono percepite dal nostro organo oculare e convertite in “colori”.